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Fiscale

Fine Anno 2026: Scadenze Fiscali e Cosa Fare Entro il 31 Dicembre

·10 min lettura·Studio Giaquinta
Scrivania con calcolatrice, calendario e computer per pianificare le scadenze fiscali di fine anno

Gli ultimi due mesi dell'anno sono i più fitti del calendario fiscale. Tra novembre e dicembre si concentrano versamenti importanti (secondo acconto delle imposte, saldo IMU, acconto IVA) e, allo stesso tempo, si chiude il periodo d'imposta: tutto ciò che viene pagato, incassato o investito entro il 31 dicembre 2026 finirà nella dichiarazione dei redditi del 2027.

In questa guida trovi il calendario delle principali scadenze di fine anno per privati, partite IVA e piccole società, e una checklist delle verifiche da fare prima di Capodanno per non perdere detrazioni e deduzioni.

Il calendario delle scadenze di novembre e dicembre 2026

Quando un termine cade di sabato o in un giorno festivo, il versamento slitta al primo giorno lavorativo successivo. Nel 2026 questa regola incide su due date: il termine del 31 ottobre (sabato) passa a lunedì 2 novembre, e l'acconto IVA del 27 dicembre (domenica) passa a lunedì 28 dicembre.

DataAdempimentoChi è interessato
2 novembreInvio telematico del modello Redditi 2026 e IRAP, adesione al Concordato preventivo biennale 2026-2027Persone fisiche con modello Redditi, partite IVA, società
16 novembreLiquidazione e versamento IVA mensile (ottobre) e trimestrale (terzo trimestre)Titolari di partita IVA in regime ordinario
16 novembreVersamento delle ritenute operate a ottobreSostituti d'imposta
16 novembreTerza rata dei contributi INPS fissi sul minimaleArtigiani e commercianti
30 novembreSecondo o unico acconto IRPEF, IRES, IRAP, cedolare secca e imposte sostitutiveContribuenti con modello Redditi o 730 senza sostituto
30 novembreComunicazione delle liquidazioni periodiche IVA (LIPE) del terzo trimestreTitolari di partita IVA in regime ordinario
30 novembreImposta di bollo sulle fatture elettroniche del terzo trimestreChi emette fatture soggette a bollo
30 novembreQuattordicesima rata della Rottamazione-quater e terza rata della Rottamazione-quinquiesChi ha aderito alla definizione agevolata
16 dicembreSaldo IMU 2026Proprietari di immobili diversi dall'abitazione principale non di lusso
16 dicembreVersamento IVA mensile (novembre) e ritenute operate a novembrePartite IVA e sostituti d'imposta
28 dicembreAcconto IVA 2026Titolari di partita IVA in regime ordinario

Le date indicate valgono per i contribuenti con periodo d'imposta coincidente con l'anno solare. Proroghe specifiche (ad esempio per territori colpiti da eventi calamitosi) possono modificare le scadenze individuali.

Novembre: acconti, IVA e definizione agevolata

Il 30 novembre è la scadenza più pesante dell'autunno: si versa il secondo acconto delle imposte sui redditi, calcolato con il metodo storico o previsionale. Il calcolo dell'acconto merita un approfondimento a parte, ma qui basta ricordare che un acconto troppo basso calcolato con il metodo previsionale espone a sanzioni, mentre uno troppo alto immobilizza liquidità inutilmente.

Nello stesso giorno scade anche la rata della definizione agevolata delle cartelle. Per la Rottamazione-quinquies, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, il 30 novembre 2026 è la terza rata del piano; le rate successive seguiranno, dal 2027, una cadenza bimestrale. Per la Rottamazione-quater è la quattordicesima delle diciotto rate previste. Ricorda che nella quinquies il mancato pagamento di due rate, anche non consecutive, fa decadere dal beneficio.

Dicembre: saldo IMU e acconto IVA

Il 16 dicembre si versa il saldo IMU, calcolato sull'imposta dell'intero anno con le aliquote deliberate dal Comune per il 2026, al netto di quanto pagato in acconto a giugno. Per gli immobili a Roma è importante controllare la delibera comunale pubblicata sul sito del Dipartimento delle Finanze: se il Comune ha modificato le aliquote, il conguaglio avviene proprio a dicembre.

Il 28 dicembre (anziché il 27, che cade di domenica) si versa l'acconto IVA. La legge prevede tre metodi di calcolo: storico (88% del versamento dell'ultimo periodo dell'anno precedente), previsionale (88% di quanto si prevede di dover versare per l'ultimo periodo del 2026) e analitico (100% dell'IVA risultante da una liquidazione straordinaria al 20 dicembre). Sono esclusi, tra gli altri, i contribuenti in regime forfettario e chi ha iniziato l'attività nel corso del 2026. L'acconto non è dovuto se l'importo risulta inferiore a 103,29 euro.

Cosa fare entro il 31 dicembre: la checklist di fine anno

Per le persone fisiche e per i professionisti vale il principio di cassa: conta la data del pagamento o dell'incasso, non quella della fattura. Per questo le ultime settimane dell'anno sono il momento giusto per qualche verifica.

1. Spese detraibili: paga entro l'anno e con strumenti tracciabili

Le spese sostenute entro il 31 dicembre 2026 potranno essere detratte nella dichiarazione 2027. Per la detrazione del 19% il pagamento deve essere tracciabile (bonifico, carta di debito o di credito, bancomat, assegno). Fanno eccezione i medicinali, i dispositivi medici e le prestazioni rese da strutture pubbliche o private accreditate al Servizio sanitario nazionale, che possono essere pagati anche in contanti.

Prima di fine anno conviene quindi:

  • pagare con carta o bonifico visite specialistiche, dentista, fisioterapia e altre prestazioni presso strutture private non accreditate;
  • saldare rette scolastiche, mense e corsi sportivi dei figli con strumenti tracciabili, conservando ricevute che riportino il metodo di pagamento;
  • verificare che le spese sanitarie siano intestate correttamente (al contribuente o al familiare a carico) e che il codice fiscale sia riportato sullo scontrino.

2. Redditi sopra 75.000 euro: attenzione al tetto delle detrazioni

Dal 2025 l'articolo 16-ter del TUIR limita l'ammontare complessivo di oneri e spese detraibili per chi ha un reddito complessivo superiore a 75.000 euro. Il tetto si ottiene moltiplicando un importo base per un coefficiente legato ai figli a carico:

Reddito complessivoImporto base
Da 75.000 a 100.000 euro14.000 euro
Oltre 100.000 euro8.000 euro
Figli fiscalmente a caricoCoefficiente
Nessuno0,50
Uno0,70
Due0,85
Più di due, o almeno uno con disabilità accertata1

Le spese sanitarie sono escluse dal tetto, così come gli investimenti in start-up e PMI innovative. Le rate di spese pluriennali (come i bonus edilizi) sostenute fino al 31 dicembre 2024 restano anch'esse fuori dal limite.

La Legge di Bilancio 2026 ha aggiunto un ulteriore correttivo: per chi supera i 200.000 euro di reddito complessivo, la detrazione relativa ad alcuni oneri (quelli al 19%, escluse le spese sanitarie, le erogazioni ai partiti politici e i premi per rischi da eventi calamitosi) è ridotta di 440 euro, per neutralizzare il beneficio del taglio della seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33%.

Se il tuo reddito è vicino a queste soglie, sostenere spese detraibili oltre il tetto non produce alcun risparmio: meglio pianificarle con il commercialista.

3. Previdenza complementare: il nuovo limite di 5.300 euro

Dal periodo d'imposta 2026 il limite di deducibilità dei contributi versati a fondi pensione e forme di previdenza complementare sale da 5.164,57 a 5.300 euro annui (Legge di Bilancio 2026). Il limite comprende i contributi del lavoratore e del datore di lavoro, mentre non si conteggia il TFR destinato al fondo. Un versamento integrativo entro il 31 dicembre riduce il reddito imponibile 2026 e il risparmio è tanto maggiore quanto più alta è l'aliquota marginale.

4. Forfettari e professionisti: occhio alle soglie di 85.000 e 100.000 euro

Nel regime forfettario i ricavi e i compensi si conteggiano per cassa. Le soglie da tenere sotto controllo sono due:

  • 85.000 euro: se nel 2026 gli incassi superano questa soglia (ma restano entro 100.000 euro), dal 1° gennaio 2027 si passa al regime ordinario;
  • 100.000 euro: il superamento comporta l'uscita immediata dal regime già nel 2026, con applicazione dell'IVA a partire dall'operazione che fa superare la soglia.

Se sei vicino a una delle due soglie, la data in cui incassi le ultime fatture dell'anno può fare la differenza. Ricorda però che è la data di incasso effettivo a contare, e che eventuali accordi con i clienti devono essere reali e documentati.

Per accedere o restare nel forfettario nel 2026 occorre anche non aver percepito, nell'anno precedente, redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 35.000 euro: la Legge di Bilancio 2026 ha confermato questa soglia per l'anno in corso. Chi ha un lavoro dipendente accanto alla partita IVA deve verificare con attenzione la situazione in vista del 2027.

5. Imprese: inventario, ammortamenti e investimenti

Per le imprese in contabilità ordinaria o semplificata, la chiusura dell'esercizio richiede alcuni passaggi da preparare per tempo:

  1. Inventario di magazzino al 31 dicembre: la conta fisica delle rimanenze incide direttamente sul reddito d'impresa ed è un punto di attenzione frequente nei controlli.
  2. Beni strumentali: verificare la data di consegna o di entrata in funzione dei beni acquistati, perché da questa dipende la possibilità di iniziare l'ammortamento nel 2026.
  3. Investimenti agevolati: la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto il nuovo iper-ammortamento per i beni 4.0 e digitali. I requisiti e le tempistiche vanno valutati caso per caso prima di effettuare l'ordine.
  4. Crediti e fatture: controllare i crediti non più recuperabili, le fatture da emettere e quelle da ricevere, per una corretta competenza dei costi e dei ricavi.

6. Bonus casa: le aliquote del 2026 e cosa cambia nel 2027

Per i lavori di ristrutturazione pagati nel 2026 la detrazione è del 50% se l'intervento riguarda l'abitazione principale del proprietario o del titolare di un diritto reale, e del 36% negli altri casi, con un limite di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare. Le stesse percentuali valgono per ecobonus e sismabonus.

In base alla normativa attualmente in vigore, per le spese sostenute nel 2027 le aliquote scenderanno al 36% per l'abitazione principale e al 30% per gli altri immobili. Il Governo ha approvato il Documento programmatico di bilancio e la Manovra 2027 è in fase di definizione: eventuali proroghe non sono ancora legge. Lo studio aggiornerà i propri clienti non appena il testo sarà approvato. Nel frattempo, chi ha lavori già avviati può valutare se pagare entro il 31 dicembre 2026 per assicurarsi l'aliquota più alta, sempre con il bonifico parlante previsto per i bonus edilizi.

Errori comuni da evitare

  • Pagare in contanti una prestazione detraibile: una visita da un medico privato o una retta scolastica pagata in contanti fa perdere la detrazione del 19%.
  • Dimenticare lo slittamento dell'acconto IVA: il termine è il 28 dicembre 2026, ma conviene non arrivare all'ultimo giorno in pieno periodo festivo.
  • Usare il metodo previsionale senza un calcolo accurato: se l'acconto versato risulta insufficiente, si applicano sanzioni e interessi, sanabili solo con il ravvedimento operoso.
  • Sottovalutare la rata della Rottamazione-quinquies: per le rate intermedie non sono previsti giorni di tolleranza, e due rate saltate fanno perdere i benefici.
  • Incassare a fine anno senza controllare la soglia del forfettario: un incasso del 30 dicembre può far superare i 100.000 euro e comportare l'uscita immediata dal regime.
  • Calcolare il saldo IMU con le aliquote dell'anno precedente: se il Comune ha cambiato le aliquote, il saldo deve tenerne conto.
  • Sostenere spese oltre il tetto delle detrazioni: per i redditi sopra 75.000 euro, oltre il limite previsto dall'articolo 16-ter la spesa non genera alcun risparmio fiscale.

Conclusione

Le scadenze di novembre e dicembre non riguardano solo i versamenti: sono l'ultima occasione per orientare il risultato fiscale del 2026. Pagare le spese detraibili con gli strumenti giusti, sfruttare il nuovo limite di deducibilità della previdenza complementare, tenere sotto controllo le soglie del forfettario e preparare la chiusura contabile dell'impresa sono scelte che si fanno entro il 31 dicembre e non si possono più correggere dopo.

Ogni situazione è diversa: lo stesso pagamento può essere conveniente per un contribuente e inutile per un altro, a seconda del reddito, della composizione familiare e del regime fiscale.

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